19 Agosto 2012. Stefania La Via racconta “Retablo”

Stefania

Viaggio nella Sicilia degli eccessi e dei contrasti, terra popolata di briganti e di signorotti, di miserie e ricchezze, in un Settecento che non appare poi così distante dalla tormentata epoca attuale, e insieme scavo nell’ “antichitate” della nostra lingua, nelle sue risonanze segrete e nei suoi echi lontani, Retablo è uno dei romanzi più interessanti dello scrittore siciliano Vincenzo Consolo. Lo si potrebbe definire, come è stato detto, “una poesia in forma di romanzo”, un canto d’amore appassionato per una terra enigmatica e inafferrabile, una terra da cui è dolorosamente necessario separarsi per potere avere una migliore prospettiva di osservazione.

Il tema centrale è quello del viaggio, inteso  come ricerca, ma anche come fuga, vagabondaggio per placare l’anima ed esplorazione per nutrirla, viaggio della memoria e del futuro. Fabrizio Clerici, pittore illuminista, gentiluomo misurato, distaccato e razionale fugge da un amore infelice a cui vuole prontamente opporre il “contravveleno” della distanza, prima che si impossessi definitivamente di tutto se stesso: l’amore per donna Teresa Blasco, che gli ha preferito il giovane Cesare Beccaria (il noto autore del pamphlet Dei delitti e delle pene). Egli, partendo da Milano, intraprende questo viaggio per allontanarsi da lei ma anche per descriverle le bellezze della Sicilia, terra della madre di donna Teresa. E in fondo questo allontanarsi non è che un tentativo di possederla più intimamente, di conoscere le sue radici, la parte più intrinseca e nascosta del suo essere.

“Retablo” è un termine catalano. Si tratta di una narrazione pittorica costituita da tavole poste in sequenza, in cui spesso si associano pittura e scultura. Istintivamente il lettore collega il titolo alla presenza nel romanzo di quattro storie giustapposte che di volta in volta si incrociano e si sovrappongono, per poi tornare a separarsi: le storie di don Fabrizio Clerici, di donna Teresa Blasco, del focoso frate Isidoro e della bella e misteriosa popolana Rosalia. Ma il senso del titolo non è solo questo. Il senso profondo del “retablo” ce lo spiega il romanzo stesso, quando i due viaggiatori, il pittore illuminista e il frate siciliano, che lo accompagna, durante una festa popolare si imbattono nel “retablo delle meraviglie”, un trittico a rilievo di carta pesta o stucco, coperto d’una polvere dorata, privo di figure vere, ma con increspature, rialzi e avvallamenti…Un’opera strana e misteriosa dove ognuno può leggere ciò che vuole…

Fantastico, incantato, bruciato dal sole, il mondo descritto in questo romanzo appassionante. Un mondo di luce e di tenebra su cui la scrittura sperimenta il rischio della propria fallibilità: “Siamo costretti tutti quanti vogliamo rappresentare questo mondo: il musico, il poeta, il cantore, il pintore, a rimanere ai margini, ai bordi della strada…guardiamo, esprimiamo e talvolta, con invidia, con nostalgia struggente, allunghiamo la mano per toccare la vita che ci scorre per davanti…”

E tutto ciò in una prosa straordinaria  resa viva e animata, in occasione del “racconto” che Stefania La Via ha offerto al folto pubblico di Terrazza d‘autore,  dalla sapiente interpretazione del lettore Giovanni Barbera.

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