16 gennaio 2010. La cultura si è ben nutrita!

Ben 140 persone hanno mangiato insieme con la lodevole intenzione di nutrire la cultura in una cena fraterna, piena di calore, di armonia, cena ormai giunta alla sua quarta edizione. Una gioia grande vedere tante famiglie, una frotta di bambini scatenati a correre e ad improvvisare un mini concerto delle loro canzoni preferite, e tanti amici della Fondazione, alcuni nuovi, altri di vecchia data. Un grazie di cuore va a Filippo Tilotta, organizzatore dell’evento, a sua moglie Maria Pia Adamo, che ha curato l’allestimento della sala con i colori e la luce adatti a creare il clima dell’accoglienza vicendevole e della serenità, al duo Calandra&Calandra che ha allietato la serata con musiche e canzoni della tradizione siciliana presenti nel CD di prossima uscita “Sicilia incantata”, e a Vincenzo Fazio, “autore” del vino che ha reso gli animi gioiosi.Un saluto affettuoso a due illustri ospiti, il professore Ervin Laszlo e sua moglie Karìta, amabili e pieni di amore ed entusiasmo per la nostra terra. Una tale numerosa e imprevedibile presenza se da una parte ci entusiasma, dall’altra  ci carica di responsabilità. Dunque, ne abbiamo la certezza, la Città di Trapani (e non solo) grida una fame di cultura che ha bisogno di essere nutrita ancora. Nello stesso giorno di questa cena, durante il pomeriggio, 18 bambini tra i 9 e gli 11 anni sono venuti in Biblioteca (Il piccolo Principe) ad ascoltare la lettura di due storie preparate per loro: un segnale di grande speranza, che ci dice che forse stiamo percorrendo la strada giusta; non inseguiamo il grande evento, ma il rapporto capillare con il territorio; non ci interessano i soldi che non siano finalizzati al coerente progetto che da 10 anni portiamo avanti, sperando che prima o poi qualcuno, chiamato ad osservare il territorio, se ne accorga; ci stanno a cuore innanzitutto le relazioni umane, fonte della vera cultura che è dinamismo e trasformazione (ci atterrisce il conservatorismo che si nasconde, a volte, dentro la nobilissima parola “tradizione”). E se, come si dice,  l’appetito (anche di cultura) vien mangiando, di queste cene, allora, ne faremo ancora!

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