Il dubbio e l’attesa. La ricerca di Dio nella poesia contemporanea

Locandina_Dubbio&Attesa_2007Perché, Signore, consenti che gli atei ti neghino?

Perché, Signore, non ti mostri senza veli o inganni?

Perché, Signore, ci lasci nei dubbi di morte?

Perché ti celi e nel nostro cuore accendi

l’ansia di riconoscerti, l’ansia che tu esista,

per velarti ai nostri sguardi?

MIGUEL DE UNAMUNO (1864-1936), Salmo I

 

 

Celebrare l’Avvento, periodo forte dell’anno liturgico, attraverso la parola dei poeti contemporanei, credenti e non credenti, ma tutti accomunati dal travaglio esistenziale, da un’ansia di conoscenza che trascende i limiti dell’umano: una scommessa basata sul presupposto che si può definire “religioso” tutto ciò che aiuta a procedere in profondità nella nostra ricerca esistenziale. Un percorso che parte dalla dimensione del dubbio, la più tragica e quella più connaturata alla fragilità umana, per giungere alla fatidica domanda: chi sei, Dio? Dalla domanda scaturisce il lungo processo della ricerca, che è anche ricerca di se stessi e del proprio senso nell’esistere. Due possono essere gli esiti della ricerca: la distanza, provvisoria o irreversibile, o la speranza che invece genera l’attesa. A conclusione del percorso, infine, l’identità, non solo del divino ma anche dell’umano. All’incommensurabile domanda : “chi è Dio?” Si collega la sofferta risposta: “ecco cos’è l’uomo”. Dio e la Poesia come le due forze del “poiein”, della creazione. La poesia come attività eretica, alternativa all’esistenza del divino, oppure atto di profonda ortodossia religiosa, forse superiore alla stessa preghiera.

Dubbio&Attesa_2007La fede come dimensione problematica dell’esistenza e la poesia non come coincidentia oppositorum bensì come complexio oppositorum, che si realizza seguendo il movimento della vita, incontrandosi nel tempo dell’attesa, mostrano con chiarezza che il divino -ci sia o non ci sia- comunque ADEST, cioè è presente nell’animo degli uomini ed è forse l’essenza più nascosta della nostra fragile umanità. Ecco il senso di questo incontro: contemplare il mistero della nascita di Cristo attraverso la poesia, perché la poesia, nella sua forma più alta, è contemplazione, tentativo di placare il desiderio di infinito e di eterno che è nell’uomo. La poesia è, in definitiva, un evento di incarnazione, nella parola e nell’immagine, nella carne e nelle ossa del poeta che ad essa si arrende e si concede. La poesia nasce sempre da dall’accoglienza alla gratuità di una “visita”, da un fiat del poeta detto al Verbo che vuol farsi verbo umano, dentro l’uomo, dentro il suo cosmo e dentro la sua storia, dentro il Tempo. La poesia è narrazione ma anche esperienza di totalità: è realtà universale,e, se si vuole, cattolica secondo l’etimo originario kath’hόlon, dilatata e aperta alla totalità; avida di cogliere anche la più piccola forma del divino nella carne, ma allo stesso tempo anche il più piccolo frammento della carne che si indìa.

“La poesia suggerisce sempre, sul campo della nuda tragicità degli eventi, la necessità di una specie di misericordia. Lo fa senza ombra di trionfo, lo fa senza sapere come fare. Con forza, che è poco meno, ma anche poco più di una preghiera”. (Davide Rondoni)

Stefania La Via

Voci di Michele Fundarò e Ornella Fulco

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